Archivio di maggio 2009
Amazzoni con le gonne
Ho molte amiche, e sono circondata da donne che si confidano con me, anche solo conoscenti.
Ho il dono di far parlare la gente,uomini compresi ( quelli poi che dolcissimi e banali chiacchieroni che sono!) oltre che essere io chiacchierona, perchè mi piace ascoltare e avendo buona memoria con me la gente sa che ritrova le sue parole, una specie di memoria storica; per le donne poi l’ascolto è essenziale come la memoria e allora vengono da me a raccontarsi, a prendere fiato e riprendere il dialogo sul campo di battaglia dall’amazzone esortatrice e sognatrice, sempre piena di voglia di buttarsi della mischia, sempre piena di iniziativa, sempre disillusa sulle cose degli uomini ma che ama fare magie per rendere tutto indimenticabile quantomeno indimenticabile ( tanto la fregatura c’è sempre sotto….).
Sarà che provengo da una generazione di donne amazzoni, seppur molto materne e femminili sotto i pantaloni.
La mia bisnonna materna alla fine dell1800 girava con la pistola per difendere il bar dove lavorava, ho una procugina veggente che ebbe il coraggio di lasciare il convento per donare il suo dono agli altri, combattendo pregiudizi e uomini di pregiudizio,avevo una prozia che preferiva Shakespeare agli uomini e si sposò solo per avere figli avevo una nonna materna ma inflessibile e dolce che aveva un rapporto odio amore con Dio uomo che le aveva tolto una figlia a 4 anni, una nonna paterna dura come il diamante e occhi di ghiaccio convinta che la vita è dura e le donne la combattono da sole, avevo una bisnonna che con la sua dolcezza veniva rispettata dall’universo maschile che dominava,tutte le donne della mia famiglia sono indipendenti, che parlano di coraggio e di impulso, che non amano le ingiustizie, passionali e appassionate, maternissime e territoriali e non sono gatte morte ( con sommo dispacere del 98% degli uomi che amano questo tipo di donne feline), sarà il sangue barbaro che mi illumina gli occhi celesti.
E io sono tutte queste donne
E come donna amazzone alle donne che mi circondano parlo di libertà, di diritti, di rispetto, di grande valore nei figli che però ci lasceranno ( specie se maschi) e quindi grande assertrice della dimensione di indipendenza emotiva e di realizzazione di sè.
E come amazzone difendo spesso le donne da cavalieri erranti, da fantasmi che appaiono e scompaiono, da uomini, ominicchi e quaraquaqua, uomini che non amano le donne intelligenti e preferiscono le veline, uomini che si fermano davanti ad un corpo e non fanno l’amore con l’anima, uomini che voglio tutte le ragioni senza una ragione, uomini che approfittano della dipsonibilità innata della donna per uno sguardo intenso e un sorriso complice, uomini sordi, uomini cechi, uomini presuntuosi, uomini che anche se scopri la cura per il cancro voglio che lavi i piatti, uomini che pretendono la donna mamma e non si sentono papà, uomini che si sentono protettori di donzelle in difficoltà senza armare la donzella, uomini che si stupiscono dei nostri impulsi, delle nostre carnalità, uomini che ci credono tutte uguali perchè siamo umorali e ormonali.
E come donna amazzone so della tortura di attese di uomini che vanno alle crociate che siano il lavoro, la loro vita sociale, il pallone, il loro sentirsi incompresi, il loro materialismo sentimentale, la loro mancanza di flessibilità sentimentale, il loro possesso e la loro libertà a prezzo di quella di altri e so che alla fine quello che una donna vuole è sentirsi donna attraverso due occhi di uomo che ti guardano, due mani che ti accarezzano, due corpi che si ascoltano, due menti che dialogano, due anime che si scelgono, due sogni che non sognano più.
E come donna amazzone sono solidale con i dolori, le frustrazioni e le superficialità delle donne che tendo a consolare, comprese le gatte morte, perchè anche se quelle si sanno consolare benissimo da sole, basta una lisciata di pelo, spesso sono vittime del loro stesso modo di essere e quindi un minimo di aiuto glielo do. ma minimo, che quelle hanno 7 vite e io una sola….
E ho pensato: ma vuoi vedere che l’unico modo di poter evitaare dolori e dissapori sia che le donne amazzoni indossino le gonne?
E se mi convincessero ubriacandomi di parole a metterla la gonna, per dondolarmi e cullarmi, per essere guardata, per essere legata, per essere femminile e femmina, in attesa di chi quella gonna la apprezzi, e la sfiori e la sollevi e poi….
E se il chiacchierone che mi convince non è un Uomo, ma un maschio?
E se dopo il poi mi scordo di mettere l’armatura , quella che è parte di me e che piace, è della mia anima, è parte di noi donne, è parte della nostra protezione?
Io con la gonna? Naaaaaa….
Meglio i jeans
Le attese con le pretese
Pensavo alle attese oggi, visto che sono in attesa di domani e della Prima Comunione di mio figlio.
Mi sono soffermata sulla parola attendere e su quello che significa, sulla sensazione che crea, sulle aspettative delle attese e sulla magia dell’attendere più dell’ottenere e stabilizzare.
Mi sono ricordata di tante attese nella mia vita, fin da piccola: quella in cui aspettavo mio fratello e poi mia sorella, il sabato quando veniva mio nonno a prendermi a scuola, la passeggiata domenicale con lo zio Dio sulla Vespa, gli esami di quinta elementare, la telefonata dell’amica alle medie, lo sguardo della prima cotta ovviamente non corrisposta, la telefonata del fidanzato( poi sposato), l’attesa prima degli esami di maturità e la tortura prima di ogni esame all’Università, e poi l’attesa prima del matrimonio ( incasinata e solitaria) , l’Attesa di diventare madre( fortunatamente due volte), quella per il piccolo a cui non batteva il cuore che dovevo lasciare, l’attesa prima di una causa, quella con un amico in difficoltà( queste tante), quella delle risposte nel blog e nel forum ( importanti pure quelle), l’attesa di un paio di telefonate o lettere che scaldano il cuore e la mente, l’attesa della litigata mitica ed inevitabile per i diritti calpestati
Ho fatto un piccolo sondaggio tra amiche e amichetti e alla fine sono arrivata ad un risultato: a conti fatti ho dedotto che il bello sembra stia nell’aspettare, che quando poi ottieni quello che vuoi o quello che dai voluto da altri, puff! tutto diventa normale, diventa banale, diventa quasi scontato.
Eh no!!
Non mi piace quello che ho dedotto, non mi piace pensare che aspettare sia più bello che ottenere, non mi piace assaporare senza gustare, non mi piace camminare e non fermarmi, non mi piace attendere e sperare e poi ottenere e finire di sperare, non mi piace avere il formicolio nello stomaco che poi diventa brusio di digestione, io non ci sto!!
Io voglio aspettare ottimisticamente ma poi rendere magia quello che ho ottenuto, rendere cristallo quello che era vetro, rendere arcobaleno quello che era pioggia, stupirmi di essere arrivata e colorare ogni giorno il traguardo,voglio costruire su quello che ho ottenuto, essere felice e gioiosa di essermi buttata nel mare e dopo aver raggiunto la boa trasfomarla in sirena ( aspè magari in un bel marinaio, và, che ci sta meglio…), voglio trasformare il sabato del villaggio nell’after hour di tre gg
PRETENDO che l’attesa sia la metà della metà della metà della gioia dell’ottenere quello che si aspetta, voglio tenere alta la tensione, altro il piacere, alto il dolore e il suo lenimento, alto l’odio e poi la pace, alta la pace e poi l’inquietudine che diventa pace, alta l’adrenalina, alta l’eccitazione , alta la passione, alto l’Amore, qualsiasi amore, e poi sfinita sorridere comunque senza aspettare più, perchè sono arrivata e rendere tutto vivibile e possibilmente indimenticabile o almeno passabile.
E perchè, direte voi tutto questo affannarsi a voler migliorare comunque l’ottenuto per non adagiarsi sui risultati?
Perchè? Perchè?PERCHE’?
Ma secondo voi ci si può adagiare davanti allo scempio che stanno facendo di questo paese sia il Governo sia gli Italiani, davanti alla politica mono colore ( e temo sempre più tendente al nero),davanti alle ingiustizie continue e il lassismo senza speranza della gente, davanti all’ignoranza intollerante e xenofoba dei giovani, davanti alla chiesa piena di demagogia, davanti agli sguardi del condomino che si chiude a casa senza salutarti, davanti allo stupore della educazione e della garbatezza intesa come “stupidità”,davanti alla diffidenza se sorridi, davanti all’uso grottesco dell’informazione, delle donne veline senza veli e senza peli sullo stomaco, davanti all’uso dei soldi come virtù… dobbiamo ancora aspettare e gioire nell attesa che le cose cambino?
E poi come solito costume italiano cambiare tutto per non cambiare niente, alla gattopardesca maniera?
…..e mi devo sentire dire che aspettare è meglio che ottenere e mantenere?
Col cavolo!
Ergo io aspetto, sono contenta dell’ attesa e poi quando otterrò quello che vorrò lo coltiverò, lo gusterò, lo difenderò, lo rinnoverò, lo trasformerò sempre in meglio e …guai a chi me lo tocca!!!!
Ci sono venti ed eventi
Maggio sembra luglio; caldo, quasi afoso, troppo luminoso da stordire, troppo ancora pieno di cose da fare che non vuoi fare date le giornate, e la pelle comincia a diventare rossa se passeggi, ma poi sudi perchè non ti vesti ancora da estate piena , a me sembra ancora di cattivo auspicio, dopotutto è ancora primavera!, e poi la paura che sia un ‘estate troppo prematura…insomma è un mese traditore.
E poi c’è il vento
…quello non caldissimo, ma caldo, che ti accarezza, che ti rinfresca all’ombra, che ti sussurra alle orecchie parole tentatrici, colorate, inverosimili, inaspettate; quello che non ti aspettavi così delicato e leggero, perchè dietro l’angolo si è lasciato dietro tramontana e maestrale e quindi arriva allegro e ti fa il regalo di riscaldare i desideri che sono ancora freddi e invernali.
Ed è quello che si intreccia ai miei ricci, che fa confusione in testa, una confusione allegra e caciarona.
..e dopo i venti gli eventi.
Ci sono eventi, e cioè situazioni che sono come il vento di maggio, e cioè che ti avvolgono mentre meno te lo aspetti, e sono piacevoli ma inaspettati, sono sorprese , sono successione di coincidenze e di sintonie con quello che ti sta intorno, e sono brevi, belli ma brevi, unici ma brevissimi
In questo maggio strano, diverso, con sentenze salvate da lodi infami, tra feste di 18 enni con il cuore di 45enni, con soldi che vanno e non vengono più,con colossi automobilistici egemoni e preoccupanti, con preoccupazioni varie ed eventuali, sempre presenti perchè hai sempre un caro malato, un caro disodinato che ha bisogno di te, un amico dannato che danna anche te, e la preoccupazione costante di fare della tua vita il meglio per te senza danneggiare gli altri, quindi cercare di essere meglio ogni giorno di più…beh, quel vento ballerino, piacere solitario ma malandrino ben venga a portare un pò di pace, calda, dolce e lieta pace.
Breve, senza futuro ma intensa pace.
E io , trasporatata e scompigliata da venti di voci di mari lontani, mi faccio cullare dagli eventi che non mi danno pace, ma che io subisco e che vivo, audace.
E sennò che segno di Aria sarei se non ne fossi capace?
Ci sono venti
strani, avvolgenti
che senza una ragione
spalancano porte, finestre, prigione.
Improvvisi , inaspettati
non previsti, non cercati
che scompigliano i capelli e i pensieri
e ti senti diversa, non sei più come ieri.
Sbattono porte, fanno corrente
di colpo lo spazio non conta più niente
ma senti solo le raffiche, potenti
che ti spingono oltre i tuoi sentimenti
oltre il regolare, oltre quello che sei
che senti, che vivi, che dici? Vorrei…
Ma ci sono distanze
o forse assonanze
che il vento ti porta e ti porta lontano.
Una mano, si cerca una mano,
e il vento continua a viaggiare
e io, trasportata, a parlare,
a creare
a sbagliare?
No.. a volare.
dal “Diario di una 40enne”
Caro Diario, che palle! Mi sento particolrmente scoraggiata oggi,e adesso ti dico perchè
Stamattina avevo la frase di Coco Chanel ( lo sapevi che era bisessuale?) nelle orecchie davanti all’armadio :”Cosa mi metto?” nel senso di come mi sento stamattina e di conseguenza cosa indosso, e ho optato per un vestitino leggero,omeri scoperti a maniche corte, lungo appena sotto il ginocchio, nero con tanti fiorellini delicati bianchi stilizzati, scarpe da schiava nere e orecchini con pendente nero.Ma si…mi metto il vestitino anche se sono “generosa” come linea ma mi sento bene stamattina, ho anche la cavigliera nuova!
Il vestito ondeggia con me e la zeppa delle scarpe mi fa dondolare più del solito ( ancheggiante lo sono da quando avevo 4 anni), arriccio i capelli biondi con un pò d’acqua alle punte, matita come al solito per rendere misterioso l’occhio celeste slavatino che ho e rossetto vinaccia con lucidalabbra glitter per rendere il sorriso luminoso; l’immagine che lo specchio mi rimanda mi piace, insomma mi piaccio.
Profumo: spruzzatina di vaniglia che mi fa sentire a mio agio e via a portare i piccoli a scuola.
Operai sotto il portone: silenzio al mio passaggio…certe volte mi chiedo perchè gli uomini non sanno guardare senza farsene accorgere come noi, invadenti che sono!, e li sguardi li sentivo tutti, tra i calcinacci e i secchi pieni mattoni..ma io ero già pronta ad eventuali accenni a sorelle e madri al minimo parlare fuori posto. I complimenti a noi donne piacciono, ma mai volgari o banali: e cavoli studiate, uomini!!
Il sole c’è, l’aria è di una primavera invitante e capricciosa, che odora di mare, sabbia e niente pensieri e io mi sentivo bene con me stessa.
Lascio i bambini e già comincia a storcersi la giornata: lo sguardo delle mamme addosso. Si perchè sembra Peccato Mortale alzarsi la mattina sapendo che hai da fare la spesa, cucinare, stendere la lavatrice, mettere a posto casa dai segni di una invasione di giochi, giocattoli, figurine,brick vuoti di succhi di frutta, vestiti sparsi qua e là, resti di colazione, un paio di libri aperti in giro, brutte copie di compiti e fogli annessi, colori a spirito sparsi ( ovviamente senza tappo), sentire la mamma che si lamenta, il marito che ti chiama e si lamenta , far quadrare i conti che c’è la crisi e dopo tutto questo, anzi prima di questo, essere allegri.
Mi hanno inchiodata con lo sguardo della serie” Ma guardala! Dove deve andare vestita così? Ma il marito lo sa-a?Che le sarà successo per essere così allegra…mah, sarà scema, di questi tempi poi, ridere, mah! E poi guarda come si trucca di prima mattina,e che è una sfilata? Forse c’ha un altro e dato che il marito non c’è…” e cose simili. Eppure cavoli sono molto più giovani di me, sono all’inizio di sta vita infame e già si alzano spente, tristi…
Io non avevo altro in testa che aspettarmi una buona giornata, mi sono alzata allegra, mi sento una donna incasinata ma con ancora voglia di fare, e se mi brillano gli occhi , se non sono lacrime, in genere è entusiasmo per le cose della vita, quelle piccole: una bella giornata, un saluto di un amico, l’amicizia con persone come me , una poesia, due belle parole di un’amica, la sigaretta in silenzio sul balcone, la canzone preferita alla radio e quella scelta sull’mp3, lo scatto al semaforo quando con la mia Brava batto la Mercedes, un sugo nuovo venuto bene, una bella discussione politica con la mia amica di destra con annesso proselitismo, un buon libro, anche l’incazzatura per il telegiornale, per la verità, e poi un bel film la sera prima e poi la rete e i suoi misteri ma anche la sua mente che apre la mia, e anche un bel sogno che mi accompagna…insomma cose così.
Ho scherzato con alcune di loro che conosco, ho certato di fare capire che la vita è belle nonostante non faccia niente per esserlo a volte,ma niente, niente…frase “Ehhh, che bella testa che hai! Beata te che la vedi leggera la giornata…bella capa fresca che hai!”
Oddio, mi chiedo , e se avessero ragione? E se io fossi quella superficiale e loro quelle filosofiche?E se fossi una mamma degenere perchè mi sento ancora una Donna? E se la mia è solo “sindrome da struzzo” e cioè non vedo le cose brutte perchè infilo la testa nella sabbia della leggerezza?
E se invece di essere Rossini, dovessi vivere alla Verdi? E se invece di essere Epicuro dovessi seguire Sartre? E se invece di ballare alla Isadora Duncan dovessi ballare il minuetto?E se invece che cantare “O sole mio” dovessi cantare “L’ultima neve di primavera”?Oddio e se sono io che sbaglio?
E mi sono depressa, ho fumato riflessiva e depressa davanti al caffe dopo pranzo, e mi sono messa a pensare riflessiva e depressa a come mi sento dentro.
Sai che ti dico, mi piaccio così, alla faccia delle loro belle facce!!
E vabbè, forse non sembrerò una seria ( che poi invece sono una sorridente ma serissima, puntigliosa, malinconica, un pò intelligente ma spera di migliorare e anche incazzosa… ma in pochi lo sanno), ma cavoli, almeno sono IO!
E poi a 40anni ho ancora voglia di sognare, si emozionarmi e di sorridere, ma tanto sorridere…Il guaio delle nuove generazioni è che non hanno voglia di essere diversi dagli altri…
E Io ho ancora voglia di sfidare i miei limiti e le cose del mondo e sono anche cose che io mi cerco, che non mi spaventano, e sennò che palle!
Un appello che non ha colore
Leggo e faccio mio il pensiero che è scritto in questo post catena, perchè credo che sia disumano sia il viaggio ma ancor più disumano rimpatriare dei disperati, scordandoci che siamo noi stessi italiani un popolo di emigranti. E soprattutto credo che accogliere prima e mandare eventualmente poi sia più degno di una nazione, se si vuole chiamare tale.
RESTIAMO UMANI
A tutti i dirigenti della Sinistra Italiana
Un secondo barcone di sventurati è stato respinto e ricondotto in Libia. Quanti erano? Non è importante. 100,… 20… ,…1, non ha importanza. sono stati violati dei diritti e a violarli è stato il governo del nostro paese. Questi diritti violati costeranno a povera gente che sfuggiva a guerre massacri e fame in alcuni casi tortura e morte. Ho fatto una carellata veloce e più o meno tutti i dirigenti della sinistra , con toni più o meno diversi, hanno parlato, scritto, condannato.Non Basta!!! A fronte di questa infamia c’è un’esigenza precisa, ineludibile, che la sinistra dia una risposta unica e compatta antirazzista . Non possono esserci distinguo e non può essere una campagna elettorale che spegne il nostro sdegno.Chiedo che questo appello venga raccolto e si concretizzi nel giro di poco tempo nella risposta della Sinistra italiana contro al razzismo, contro l’intolleranza e per ristabilire i diritti di asilo e di accoglienza.
PS. Chi condivide questa richiesta copi e incolli sul proprio blog il post senza aggiungere o togliere nulla. E’ una richiesta minima ma di enorme significato. Facciamoci sentire tutti insieme in un’unica manifestazione o in cento città contemporaneamente.
La delusione della conclusione
Mi interrogavo, grazie alle cronache di questi giorni, sulle ragioni e del come anche i sentimenti passino attraverso la ghigliottina della delusione e che muoiano dolorosamente, finiscano miserevolmente, e si concludano definitivamente.
Ai tempi della scuola, sono sincera, la prima volta che ho sentito parlare di delusione e ne ho compreso in significato è stato nella delusione di Giacomo Leopardi e Roma e di Ugo Foscolo e Napoleone….no, non , non voglio fare la secchiona , non lo sono mai stata, sono una che ama e ha sempre amato la poesia e mi è sempre piaciuta la letteratura ( del resto il mio interesse era merce preziosa di scambio a scuola per compiti di meccanica o di matematica o di aggiustaggio…).
Insomma per farla breve leggendo le loro parole mi immedesimai nella loro delusione e capii come a volte gli ideali possano frantumarsi davanti alle aspettative mancate, all’ipocrisia di certa demagogia che traveste i propri interessi in interessi di tutti, e poi mi scontrai con la illusione e la idealizzazione delle cose di fronte alla amara disillusione.
Ma nei sentimenti no…i sentimenti erano per me una specie di highlander dell’anima, indistruttibili mura quelle del nostro cuore davanti agli attacchi dell’odio, dell’ingiustizia, delle difficoltà della distanza, delle insidie delle tentazioni, degli agi,dei legami ufficiali, della convenienza e devo dire comprendevo il lato masochistico dell’amore che anche se maltrattato, infondo superava anche certe umiliazioni, perchè poi la compensazione stava nel fare pace e nel ritrovarsi in quelli occhi amati e innamorati.
Per non parlare che essendo diventata mamma non c’è amore più forte che io abbia mai sentito e chi non lo sente peste lo colga!
E invece no, la storia non è così…
La delusione è un sentimento potentissimo, che distrugge anche il più grande degli amori, il più profondo degli affetti,la più solida delle unioni; la delusione non tanto delle aspettative ( chi ama non ha aspettative) ma del non vedere nell’altro sè stessi e il propio riglesso, il non ritrovarsi più in quelle parole che suonano sorde e inutili, l’aver sperato in una sincerità generosa e aver trovato invece una superficialità a buonafede.
Mi potrete contestare il lato egoistico ed egocentrico delle mie parole, dopotutto chi ama non deve aspettarsi niente nè l’amore è lo specchio di noi stessi e quindi è come se amassimo noi stessi se amiamo l’altro…non è quello che intendo.
Io amo perchè nel mio amore io mi ritrovo, cioè trovo il senso autentico di me, senza giudizi, metri di valutazione, cosa scontate ma è come ritrovare un linguaggio segreto perduto nella vita di tuti i giorni per ritrovarlo nel comunicare con chi amo e solo con lui…e se sento solo l’eco delle mie parole, allora non c’è più amore.
Veronica è una donna delusa, una donna che ha creduto che le cose si aggiustassero, che si potesse ritrovare qualcosa che si era perduto, ed è come tante donne deluse dal comportamento superficiale, sfrontato,di tanti uomini che pensano “tanto lei mi ama, lo sa, e mi capisce…”.
Adesso i maschietti mi diranno: “E le nostre delusioni? E i nostri sentimenti calpestati da investimenti sbagliati? Distratti da sguardi ammaliatori e seducenti e acchiappanti? E poi le vostre isterie, le pretese,la gelosia, la malafede le regole da seguire?”; beh, cari maschietti, abbassate la guardia e tenete presente che la delusione non ha sesso, quindi il mio discorso è neutro, vale per uomini, donne, transegender, transessuali, bisessuali e gay perchè i sentimenti delusi sono uguali per tutti.
Insomma, il vero contrario dell’amore non è l’odio ( è pur sempre un sentimento) l’indifferenza ( non è un sentimento) ma è la delusione, quella della conclusione.
Insomma invece che” felici e contenti” meglio dire “felici e contenti…momentaneamente”.
Attenzione però, la speranza rimane, finito un amore, non è detto che non si ami di nuovo, magari con più cautela, ma rimane il fatto che si presuppone che forse sarà lo stesso deludente e quindi si va più cauti.
In conclusione, spero comunque che la mia disquisizione sulla delusione non abbia deluso almeno le aspettative di chi mi legge, sennò la mia delusione nell’ avervi deluso potrebbe compromettere il vostro amore per me che sarei una delusione per me stessa e sarebbe la conclusione, per colpa di una mia delusione, dell’emozioni che condivido con voi…oddio mi sa che mi sono incasinata! eheheheheheh
Delusi?

