La coscienza sociale della donna
Un paio di chiacchierate con un mio caro amico blogger mi hanno fatto riflettere sul mio essere blogger: che voglio dire? a chi lo voglio dire e soprattutto perchè lo voglio dire?
Come sapete, voi (pochi ma buoni ehehehe) che mi leggete io racconto di me per poi arrivare a tutti, una sorta di applicazione della teoria di Platone che parte dalla minuscola per arrivare alla maiuscola, e nel corso di questo anno mi sono messa a chiacchierare di femminismo, di amore, di sensi, di maschi e femmine, di rapporti umani, di musica e danza e anche qualche volta di sopravvivenza emotiva in generale.
Adesso sono pronta a cambiare, vorrei utilizzare questo mio spazio, seppur ridotto per dire e fare qualcosa di utile, e non solamente di gradevole, vorrei mettere a disposizione questo spazio per la comunità non solo per essere presente come persona, ma anche con una coscienza sociale e personale nello steso tempo.
E allora comincio con me stessa e le donne
Confrontandomi con persone nuove conosciute ad un matrimonio , per esempio, mi sono accorta che se una donna parla di politica è vista ancora come un mezzo fenomeno da baraccone, o se parla come un uomo viene presa per passionale e facile, e se si mette a tu per tu con chiunque con un sorriso e una battuta, beh, lì sembra che leggano solo disponibilità e disinibizione, e soprattutto se parla tanto ( purtroppo come me) le definizione va da eccesso di ormoni in circolazione o sindrome dell’oca da Campidoglio, con tanto di meraviglia se dice cose logiche, intelligenti e contestualizzate, brillantemente vivacizzate con battute di spirito .
E vabbè che io sono una rompipalle chiacchierona prezzemolina, che mi piace la competizione verbale, che mi piace capire la politica e farmene un’opinione, che sono una sentimentale ma cauta, che sono una enfatica dell’avventura della vita e della sua capacità di soprendere fino all’ultimo, che sono eccessiva e radicale,ma mediatrice e garbata nell’esprimere il mio terrorismo di principio, che non mi piace litigare ma discutere e tanto, ma a me che le donne debbano stare zitte non mi piace.
E non mi piace che alla fine vengano relegate a quelle come la Pia del Purgatorio, solo premurose e affettuose anche se forse è la cosa migliore che ci viene da fare.
E non mi piace che se parliamo d’amore e lo facciamo con amore siamo considerate delle ossessive predratrici sentimentali e se facciamo solo sesso per piacere allora siamo degenerate.
E non mi piace che si dice che siamo noi che permettiamo il nostro mercificare il corpo per far rispettare il cervello, che peraltro non viene considerato ma relegato a ruoli minori, rispetto al “resto”
E non mi piace che se alziamo la voce siamo isteriche e se non la alziamo siamo gatte morte
E non mi piace che noi donne ci critichiamo come iene
E non mi piace il conflitto tra i due sessi, ma mi piacerebbe l’armonia della diversità
Conclusione: ho deciso che da oggi difenderò la mia coscienza sociale di donna nella politica, nel sesso, nell’amore appassionato e sincero per i miei amori, la mia tenerezza innata e la mia parte dolce troppe volte mortificata per difendermi, e cercherò di usare questa mia casetta per accogliere amici e amiche che tra una barzellatta, una storia di amore e un bicchierino in compagnia abbiano voglia di parlare con una donna di fottuto futuro infame di questa vita, sempre sorridendo se possibile.


