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La coscienza sociale della donna

Un paio di chiacchierate con un mio caro amico blogger mi hanno fatto riflettere sul mio essere blogger: che voglio dire? a chi lo voglio dire e soprattutto perchè lo voglio dire?

Come sapete, voi (pochi ma buoni ehehehe) che mi leggete io  racconto di me per poi arrivare a tutti, una sorta di applicazione della teoria di Platone che parte dalla minuscola per arrivare alla maiuscola, e nel corso di questo anno mi sono messa a chiacchierare di femminismo, di amore, di sensi, di maschi e femmine, di rapporti umani,  di musica e danza e anche qualche volta di sopravvivenza emotiva in generale.

Adesso  sono pronta a cambiare, vorrei utilizzare questo mio spazio, seppur ridotto per dire e fare qualcosa di utile, e non solamente di gradevole, vorrei mettere a disposizione questo spazio per la comunità non solo per essere presente  come persona, ma anche con una coscienza sociale e personale nello steso tempo.

E allora comincio con me stessa e le donne

Confrontandomi con persone nuove conosciute ad un matrimonio , per esempio, mi sono accorta che se una donna parla di politica è vista ancora come un mezzo fenomeno da baraccone, o se parla come un uomo viene presa per passionale e facile, e se si mette a tu per tu con chiunque con un sorriso e una battuta, beh, lì sembra che leggano solo disponibilità e disinibizione, e soprattutto se parla tanto ( purtroppo come me) le definizione va da eccesso di ormoni in circolazione o sindrome dell’oca da Campidoglio, con tanto di meraviglia se dice cose logiche, intelligenti e contestualizzate, brillantemente vivacizzate con battute di spirito .

E vabbè che io sono una rompipalle chiacchierona prezzemolina, che mi piace la competizione verbale, che mi piace capire la politica e farmene un’opinione, che sono una sentimentale ma cauta, che sono una enfatica dell’avventura della vita e della sua capacità di soprendere fino all’ultimo, che sono eccessiva e radicale,ma mediatrice e garbata nell’esprimere il mio terrorismo di principio, che non mi piace litigare ma discutere e tanto,  ma a me che le donne debbano stare zitte non mi piace.

E non mi piace che alla fine vengano relegate a quelle come la Pia del Purgatorio, solo premurose e affettuose anche se forse è la cosa migliore che ci viene da fare.

E non mi piace che se parliamo d’amore e lo facciamo con amore siamo considerate delle ossessive predratrici sentimentali  e se facciamo solo sesso per piacere allora siamo degenerate.

E non mi piace che si dice che siamo noi che permettiamo il nostro mercificare il corpo per far rispettare il cervello, che peraltro non viene considerato ma relegato a ruoli minori, rispetto al “resto”

E non mi piace che se alziamo la voce siamo isteriche e se non la alziamo siamo gatte morte

E non mi piace che noi donne ci critichiamo come iene

E non mi piace il conflitto tra i due sessi, ma mi piacerebbe l’armonia della diversità

Conclusione: ho deciso che da oggi difenderò la mia coscienza sociale di donna nella politica, nel sesso, nell’amore appassionato e sincero per i miei amori, la mia tenerezza innata e la mia parte dolce troppe volte mortificata per difendermi, e cercherò di usare questa mia casetta per accogliere amici e amiche che tra una barzellatta, una storia di amore e un bicchierino in compagnia abbiano voglia di parlare con una donna di fottuto futuro infame di questa vita, sempre sorridendo se possibile.

La fede nella Malafede

Ammazza, tempi duri per quelli come me che sono a buonafede!

Io che non sono della scuola di SanTommaso e quindi parto dal principio niceriano che qualsiasi cosa di ingiusto e giusto è egualmente giustificato, che ascolto le ragioni di tutti e poi magari si, le contesto, ma comunque non parto in quarta vedendo il marcio per forza, che credo che contro qualsiasi gatto e volpe ci può essere l’uomo che li scopra e li redima, magari non Pinocchio e la sua patologica propensione a mentire ma qualche Fata Turchina di passaggio si, insomma non ne posso più del malumore intorno perchè si vede tutto il buio.

Io che faccio della buonafede in genere una virtù, nel senso che vedere le buone intenzioni non sempre è sinonimo di ingenuità e leggerezza, ma a volte, e più spesso di quello che si crede, così si possono valorizzare le virtù degli altri  e quindi migliorare la media intorno a se stessi e di conseguenza intorno in generale, sono alquanto depressa da come stanno andando le cose intorno a me.

La cosa che vedo è questo stare sul chi vive, il non lasciarsi andare a parole e confidenze, questo per forza mettere paletti e barriere davanti ad una parola, un sorriso, un ciacolare per la strada con sconosciuti che chiedono una informazione, nei negozi, e poi anche nella vita: e stai attenta agli amici che non esiste l’amicizia disinteressata!  e stai attenta al mercato che con il sorriso i venditori ti fregano! e stai attenta alla televisione che manipola! E sta attenta alle amicizie in rete che la gente scrive ma non è quella che scrive, altro che altarini che si scoprono!  E sta attenta a quello che dici che poi lo usano contro di te! e sta attenta a chi ti ama che tu sei una che crede a tutti e si fa calpestare! e sta attenta alla gente, che la gente è cattiva…

E basta!

Ma non si potrebbe avere un pò più fede nella Buonafede? Non si potrebbe pensare che pensare bene di una persona può farla cambiare  se in malafede, o invece creare una bella amicizia senza pregiudizi perchè senza la malizia?

Se io al cane mi avvicino con diffidenza lui ad istinto non si avvicinerà mai…

Certo la vita è piena di porci a cui si danno le perle, ma quanti tesori nascosti in chi ha trovato una mano tesa, una disponibilità al dialogo, un sorriso a precindere, una parola garbata, un credere che di fronte si ha una persona da ascoltare.

Poi , vabbè, uno a volte in saccoccia se lo prende comunque, ma fa parte della vita e  sennò Eva la mela non l’avrebbe data a d Adamo e staremmo tutti nel Paradiso Terrestre a ballare la rumba con il serpente!

Allora mi permetto di dire  che magari vedere nell’altro un pò di se stessi, e quindi direi più o meno affidabili, farebbe bene a tutti, e con questo non intendo se stessi come termine di paragone ma diciamo che se non siamo noi per primi in malafede non la vedremo negli altri ; ovvio che da questo vengono esclusi coloro che vengono presi in flagranza di reato di presa per i fondelli dei sentimenti altrui e con tanto di condanna a morte e cancellazione dalla regione “cuore e amore” della nostra vita, peste li colga e tutta una serie di scongiuri e paroline dolci che siccome sono una signora non le dico ( ma le penso!:-) )

E poi, parliamoci chiaro: quello che ti fregato si può sempre denunciare, sputtanare, e magari impara anche lui che chi la fa l’aspetti, ma almeno non subire o partire dal presupposto che “L’altro” è lì per fregarti, e che cavolo, mica sono tutti gaglioffi o serpi in seno!L’unione può fare la forza e quindi evitare abusi e soprusi di chi approfitta della buonafede altrui lo si può sempre fare.

ahhh, si! adesso mi sento meglio, e in assoluta buonafede saluto chi in buonafede ha letto le mie parole, semplici, dirette, deambiguizzate  e senza secondi fini se non quello di avere il piacere di comunicare.

La vera Apocalisse non sta in catastrofi ambientali e  conseguente distruzione del genere umano, ma in questo dimenticare che  non siamo cannibali di anime.

Scirocco di pensieri

Madonna, che caldo che fa!

Qui sono 31 gradi, ma addosso ne senti 45…umidi i capelli, umida la pelle,appiccicosi i pensieri.

Appiccicosi perchè uno collegato all’altro, in una catena, lunga e pesante.

Comincio la mattina su cosa fare, cosa inventarmi per fare i modo che la giornata sia degna di essere vissuta, è da un pò di tempo che non voglio che le giornate siano tutte uguali e quindi cerco di renderle migliori; e allora attacchiamo con la musica di prima mattina, colazione e poi comincio con le cose che fa una mamma a fine giugno: bimba all’asilo, spesa, bimbo grande  a casa con un libro che gli consiglio e qui comincia l’avventura della mie mattine.

Eh si, perchè allora parte la fantasia, con il mio mitico mp3, tanto caro al mio cuore, attacco la mia colonna sonora e comincio a pensare, a sudare e pensare…

E penso a cosa si inventerà in nostro presidente con Obama, una delle sue immagino, poi passo all’opposizione e Di Pietro che prima propone il referendum e poi dice di votare NO, e quindi mi collego alla disinvoltura di certe  persone di dire una cosa e l’esatto contrario di quello che hanno detto, e penso “Cavoli! Io non ci riesco!allora non posso fare politica” e poi di seguito mi convinco che secondo me potrei fare politica perchè non ruberei, serei coerente con le mie idee e corretta con l’elettorato, e poi non mentirei e non approfitterei degli altri per la mia posizione…eh no, qua cominciano i guai, perchè io già approfitto della mia posizione…

Infatti come donna ho i miei vantaggi: il macellaio gentile, il pescivendolo che mi fa il peso buono, il cozzaiolo che mi offre la cozza cruda ogni sabato ( e io da selvaggia che sono la gusto pure)  e tutto per un sorriso e un ammiccamento ( giuro non lo faccio con malafede io sono sorridente e cordiale!!) e allora cavoli! non posso fare politica, sono donna e mamma di una piccola donna…e penso che essere donna ha i suoi vantagi e gli svantaggi, siamo ammirate, contestate, amate, usate , coinvolte, cercate, picchiate insomma un sacco di ..ate, ma poi gli uomini…

Ah, belli quelli! Che a detta delle mie amiche sono ancora maschilisti, egoisti, sciovinisti, sessisti,egoisti, insomma brutti ceffi,del resto anche quelli che conosco non sono da meno, e io che li sto pure ad ascoltare  e Dio Mio! io sono pure madre di un maschietto che dovrò cercare di far diventare un bell’ Uomo, di quelli che…

…di quelli come Te, e inevitabilmente penso a te, a te che sei diverso, che sei parole e poesia, che sei la vita mia, che sei il mio sorriso , il primo della mattina e la mia lacrima, l’ultima della mia vita; a te che sei lontano, troppo lontano, a te che sei una consolazione, un dipinto, una gioia , un dono, un meraviglioso sogno che ha una voce e due occhi; a te che mi coccoli, che mi mazzoli, che mi incanti, che mi manchi, che ci sei e non ci sei, che vorrei, che ogni santissimo giorno io sento, che sei la prova che la magia del Destino esiste, che sei un libro pieno di parole che io leggo, sottolineo, studio, e che vorrei che non finisse mai, mai.Mai

Fa caldo da morire e i pensieri sono apiccicosi, ma inevitabilmente alla fine sono appiccicati a chi, nella vita di ognuno, è una cosa bella a cui stare appiccicati.

E chi di voi non ha un pensiero appiccicoso e splendente, di quelli che il Cuore diventa di mille colori?

Le emozioni in Borsa: cosa sale e cosa scende

Io della borsa non ho mai capito granchè considerato anche  che la materia economica  nel corso dei miei studi superiori ed universitari  non è mai stata il mio forte.

Sarà una questione di natura e forma mentis;  gli affari io non li so fare, non conosco le leggi di mercato, non so come investire le mie risorse, e di solito non gioco al rialzo.

Non uso strategie finalizzate al guadagno, non spendo poco per guadagnare tanto, non so trattare e mercanteggiare per fare l’affare…insomma sono una frana.

Lo stesso vale per le emozioni: non so fare la preziosa per alzare il valore delle mie azioni, non faccio alleanze con chi è più forte di me, semmai aiuto la società ( la persona)  più forte se è lei  in difficoltà, mettendo in gioco il mio capitale emotivo, non faccio strategie di mercato delle mie qualità, mi espongo in prima persona senza usare personalità a scatole cinesi, non metto da parte i capitali in esubero in qualche paradiso fiscale( nella specie qualche persona di mia fiducia adorante e gentile…che poi dove sono le persone adoranti e gentili?), non mi accorgo quando è il momento di vendere le mie azioni ( dolci, pepate e affettuose) per aumentare il mio capitale ( approvazione e affetto) e sbagliando i tempi crollano le mie quotazioni, non mi curo della società in competizione con me che mirano all’acquisizione  della mia società e quindi subisco gli acquisti di capitale emotivo da razziatore di chi poi non investe in me e mi lascia in bolletta, ho degli amministratori delegati( i miei sentimenti) che non fanno il bene della società ( il mio cuore)  ma che mi derubano e quando me ne accorgo oramai sono nel mirino della Consob ( la malinconia) che mi accusa pure di essere stata scorretta e avventata ..insomma dal punto di vista del mercato emozionale mi sa che sono una  frana

E pensare che sulla carta sono un buon investimento! :-)

Il fatto è che nel consiglio di amministrazione della mia anima ci sono troppe voci che si inseriscono a bilancio e lo orientano:  troppo rispetto dell’anima altrui a discapito della propria, sottovalutazione della propria voglia di amare, eccessiva esortazione a migliorare data agli altri e mai ricevuta in cambio, sfinimento di coccole e di attenzioni con conseguente overdose del destinatario,varie ed eventuali eccessive e troppo evidenti

Mi sembra ovvio a qusto punto che sarebbe meglio forse abbandonare il gioco in borsa e darsi al piccolo artigianato, che forse mi viene meglio: pochi clienti affezionati, pochi rischi, pochi guadagni ma almeno niente ansia da alti e bassi.

E voi, come ve la cavate in Borsa? Non credo peggio di me…  :-)

Amazzoni con le gonne

Ho molte amiche, e sono circondata da donne che si confidano con me, anche solo conoscenti.

Ho il dono di far parlare la gente,uomini compresi ( quelli poi che dolcissimi e banali  chiacchieroni che sono!) oltre che essere io chiacchierona, perchè mi piace ascoltare e avendo buona memoria con me la gente sa che ritrova le sue parole, una specie di memoria storica;  per le donne  poi l’ascolto è essenziale come la memoria e allora vengono da me a raccontarsi,  a prendere fiato e riprendere il dialogo sul campo di battaglia  dall’amazzone esortatrice e sognatrice,  sempre piena di voglia di buttarsi della mischia, sempre piena di iniziativa, sempre disillusa sulle cose degli uomini ma che ama fare magie per rendere tutto indimenticabile quantomeno indimenticabile ( tanto la fregatura c’è sempre sotto….).

Sarà che provengo da una generazione di donne amazzoni, seppur molto materne e femminili sotto i pantaloni.

La mia bisnonna materna alla fine dell1800 girava con la pistola per difendere il bar dove lavorava, ho una procugina veggente che ebbe il coraggio di lasciare il convento per donare il suo dono agli altri, combattendo pregiudizi e uomini di pregiudizio,avevo una prozia che preferiva Shakespeare agli uomini e si sposò solo per avere figli  avevo una nonna materna ma inflessibile e dolce che aveva un rapporto odio amore con Dio uomo che le aveva tolto una figlia a 4 anni, una nonna paterna dura come il diamante e occhi di ghiaccio convinta che la vita è dura e le donne la combattono da sole, avevo una bisnonna che con la sua dolcezza veniva rispettata dall’universo maschile che dominava,tutte le donne della mia famiglia sono indipendenti, che parlano di coraggio e di impulso, che non amano le ingiustizie, passionali e appassionate, maternissime  e territoriali e non sono gatte morte ( con sommo dispacere del 98% degli uomi che amano questo tipo di donne feline), sarà il  sangue barbaro che mi illumina gli occhi celesti.

E io sono tutte queste donne

E come donna amazzone alle donne che mi circondano parlo di libertà, di diritti, di rispetto, di grande valore nei figli che però ci lasceranno ( specie se maschi) e quindi grande assertrice della dimensione di indipendenza emotiva e di realizzazione di sè.

E come amazzone difendo spesso le donne da cavalieri erranti, da fantasmi che appaiono e scompaiono, da uomini, ominicchi e quaraquaqua, uomini che non amano le donne intelligenti e preferiscono le veline, uomini che si fermano davanti ad un corpo e non fanno l’amore con l’anima, uomini che voglio tutte le ragioni senza una ragione, uomini che approfittano della dipsonibilità innata della donna per uno sguardo intenso e un sorriso complice, uomini sordi, uomini cechi, uomini presuntuosi, uomini che anche se scopri la cura per il cancro voglio che lavi i piatti, uomini che pretendono la donna mamma e non si sentono papà, uomini che si sentono protettori di donzelle in difficoltà senza armare la donzella, uomini che si stupiscono dei nostri impulsi, delle nostre carnalità, uomini che ci credono tutte uguali perchè siamo umorali e ormonali.

E come donna amazzone so della tortura di attese di uomini che vanno alle crociate che siano il lavoro, la loro vita sociale, il pallone, il loro sentirsi incompresi, il loro materialismo sentimentale, la loro mancanza di flessibilità sentimentale, il loro possesso e la loro libertà a prezzo di quella di altri e so che alla fine quello che una donna vuole è sentirsi donna attraverso due occhi di uomo che ti guardano, due mani che ti accarezzano, due corpi che si ascoltano, due menti che dialogano, due anime che si scelgono, due sogni che non sognano più.

E come donna amazzone sono solidale con i dolori, le frustrazioni e le superficialità delle donne che tendo a consolare, comprese  le gatte morte, perchè  anche se quelle si sanno consolare benissimo da sole, basta una lisciata di pelo, spesso sono vittime del loro stesso modo di essere e quindi un minimo di aiuto glielo do. ma minimo, che quelle hanno 7 vite e io una sola….

E ho pensato: ma vuoi vedere che l’unico modo di poter evitaare dolori e dissapori sia che le donne amazzoni indossino  le gonne?

E se mi convincessero ubriacandomi di parole  a metterla la gonna, per dondolarmi e cullarmi, per essere guardata, per essere legata,  per essere femminile e femmina, in attesa di chi quella gonna la apprezzi, e la sfiori e la sollevi e poi….

E se il chiacchierone che mi convince non è un Uomo, ma un maschio?

E se dopo il poi mi scordo di mettere l’armatura , quella che è parte di me  e che piace, è della mia anima, è parte di noi donne, è parte della nostra protezione?

Io con la gonna? Naaaaaa….

Meglio i jeans

Le attese con le pretese

Pensavo alle attese oggi, visto che sono in attesa di domani e della Prima Comunione di mio figlio.

Mi sono soffermata  sulla parola attendere e su quello che significa, sulla sensazione che crea, sulle aspettative delle attese e sulla magia dell’attendere più dell’ottenere e stabilizzare.

Mi sono ricordata di tante attese nella mia vita, fin da piccola: quella in cui aspettavo mio fratello e poi mia sorella, il sabato quando veniva mio nonno a prendermi a scuola, la passeggiata domenicale con lo zio Dio sulla Vespa,  gli esami di quinta elementare, la telefonata  dell’amica alle medie, lo sguardo della prima cotta ovviamente non corrisposta, la telefonata del fidanzato( poi sposato), l’attesa prima degli esami di maturità e la tortura prima di ogni esame all’Università, e poi l’attesa prima del matrimonio ( incasinata e solitaria) , l’Attesa di diventare madre( fortunatamente due volte), quella per  il piccolo a cui non batteva il cuore che dovevo lasciare, l’attesa prima di una causa, quella con un amico in difficoltà( queste tante), quella delle risposte nel blog e nel forum ( importanti pure quelle), l’attesa di un paio di telefonate o lettere che scaldano il cuore e la mente, l’attesa della litigata mitica ed inevitabile per i diritti calpestati

Ho fatto un piccolo sondaggio tra amiche e amichetti e alla fine sono arrivata ad un risultato: a conti fatti ho dedotto che il bello sembra stia nell’aspettare, che quando poi ottieni quello che vuoi o quello che dai voluto da altri, puff! tutto diventa normale, diventa banale, diventa quasi scontato.

Eh no!!

Non mi piace quello che ho dedotto, non mi piace pensare che aspettare sia più bello che ottenere, non mi piace assaporare senza gustare, non mi piace camminare e non fermarmi, non mi piace attendere e sperare e poi ottenere e finire di sperare, non mi piace avere il formicolio nello stomaco che poi diventa brusio di digestione, io non ci sto!!

Io voglio aspettare  ottimisticamente ma poi rendere magia quello che ho ottenuto, rendere cristallo quello che era vetro, rendere arcobaleno quello che era pioggia, stupirmi di essere arrivata e colorare ogni giorno il traguardo,voglio costruire  su quello che ho ottenuto, essere felice e gioiosa di essermi buttata nel mare e dopo aver raggiunto la boa trasfomarla in sirena ( aspè magari in un bel marinaio, và, che ci sta meglio…), voglio trasformare il sabato del villaggio nell’after hour di tre gg

PRETENDO che l’attesa sia la metà della metà della metà della gioia dell’ottenere quello che si aspetta, voglio tenere alta la tensione, altro il piacere, alto il dolore e il suo lenimento, alto l’odio e poi la pace, alta la pace e poi l’inquietudine che diventa pace, alta l’adrenalina, alta l’eccitazione , alta la passione, alto l’Amore, qualsiasi amore, e poi sfinita sorridere comunque senza aspettare più, perchè sono arrivata e rendere tutto vivibile e  possibilmente indimenticabile o almeno passabile.

E perchè, direte voi tutto questo affannarsi a voler migliorare comunque l’ottenuto per non adagiarsi sui risultati?

Perchè? Perchè?PERCHE’?

Ma secondo voi ci si può adagiare  davanti allo scempio che stanno facendo di questo paese sia il Governo sia gli Italiani, davanti alla politica mono colore ( e  temo sempre più tendente al nero),davanti alle ingiustizie continue e il lassismo senza speranza della gente, davanti all’ignoranza intollerante e xenofoba dei giovani,  davanti alla chiesa piena di demagogia, davanti agli sguardi del condomino che si chiude a casa senza salutarti, davanti allo stupore della educazione e della garbatezza intesa come “stupidità”,davanti alla diffidenza  se sorridi,  davanti all’uso grottesco dell’informazione, delle donne veline senza veli e senza peli sullo stomaco, davanti all’uso dei soldi come virtù…  dobbiamo ancora aspettare e gioire nell attesa che le cose cambino?

E poi come solito costume italiano cambiare tutto per non cambiare niente, alla gattopardesca maniera?

…..e mi devo sentire dire che aspettare è meglio che ottenere e mantenere?

Col cavolo!

Ergo io aspetto, sono contenta dell’ attesa e poi quando otterrò quello che vorrò lo coltiverò, lo gusterò, lo difenderò, lo rinnoverò, lo trasformerò sempre in meglio e …guai a chi me lo tocca!!!!

Ci sono venti ed eventi

Maggio sembra luglio; caldo, quasi afoso, troppo luminoso da stordire, troppo ancora pieno di cose da fare che non vuoi fare date le giornate, e la pelle comincia a diventare rossa se passeggi, ma poi sudi perchè non ti vesti ancora da estate piena , a me sembra ancora di cattivo auspicio, dopotutto è ancora primavera!, e poi  la paura che sia un ‘estate troppo prematura…insomma è un mese traditore.

E poi c’è il vento

…quello non caldissimo, ma caldo, che ti accarezza, che ti rinfresca all’ombra, che ti sussurra alle orecchie parole tentatrici, colorate, inverosimili, inaspettate; quello che non ti aspettavi così delicato e leggero, perchè dietro l’angolo si è lasciato dietro tramontana e maestrale e quindi arriva allegro e ti fa il regalo di  riscaldare  i  desideri che  sono ancora freddi e invernali.

Ed è quello che si intreccia ai miei ricci, che fa confusione in testa, una confusione allegra e caciarona.

..e dopo i venti gli eventi.

Ci sono eventi, e cioè situazioni che sono come il vento di maggio, e cioè che ti avvolgono mentre meno te lo aspetti, e sono piacevoli ma inaspettati, sono sorprese , sono successione di coincidenze e di sintonie con quello che ti sta intorno, e sono brevi, belli ma brevi, unici ma brevissimi

In questo maggio strano, diverso, con sentenze salvate da lodi infami, tra feste di 18 enni con il cuore di 45enni, con soldi che vanno e non vengono più,con colossi automobilistici egemoni e preoccupanti,  con preoccupazioni varie ed eventuali, sempre presenti perchè hai sempre un caro malato,  un caro disodinato che ha bisogno di te, un amico dannato che danna anche te, e la preoccupazione costante di fare della tua vita il meglio per te senza danneggiare gli altri,  quindi cercare di essere meglio ogni giorno di più…beh, quel vento ballerino, piacere solitario ma malandrino ben venga a portare un pò di pace, calda, dolce e lieta pace.

Breve, senza futuro ma intensa pace.

E io , trasporatata e scompigliata da venti di voci di mari lontani, mi faccio cullare dagli eventi che non mi danno pace, ma che io subisco e che vivo, audace.

E sennò che segno di Aria sarei se non ne fossi capace?

Ci sono venti

strani, avvolgenti

che senza una ragione

spalancano porte, finestre, prigione.

Improvvisi , inaspettati

non previsti, non cercati

che scompigliano i capelli e i pensieri

e ti senti diversa, non sei più come ieri.

Sbattono porte, fanno corrente

di colpo lo spazio non conta più niente

ma senti solo le raffiche, potenti

che ti spingono oltre i tuoi sentimenti

oltre il regolare, oltre quello che sei

che senti, che vivi, che dici? Vorrei…

Ma ci sono distanze

o forse assonanze

che il vento ti porta e ti porta  lontano.

Una mano, si cerca una mano,

e il vento continua a viaggiare

e io, trasportata, a parlare,

a creare

a sbagliare?

No.. a volare.

dal “Diario di una 40enne”

Caro Diario, che palle! Mi sento particolrmente scoraggiata oggi,e adesso ti dico perchè

Stamattina avevo la frase di Coco Chanel ( lo sapevi che era bisessuale?) nelle orecchie davanti all’armadio :”Cosa mi metto?” nel senso di come mi sento stamattina e di conseguenza cosa indosso, e ho optato per un vestitino leggero,omeri scoperti a maniche corte, lungo appena sotto il ginocchio, nero con tanti fiorellini delicati bianchi stilizzati, scarpe da schiava nere e orecchini con pendente nero.Ma si…mi metto il vestitino anche se sono “generosa” come linea  ma mi sento bene stamattina, ho anche la cavigliera nuova!

Il vestito ondeggia con me e la zeppa delle scarpe mi fa dondolare più del solito ( ancheggiante lo sono da quando avevo 4 anni), arriccio i capelli biondi con un pò d’acqua alle punte, matita  come al solito per rendere misterioso l’occhio celeste slavatino che ho e rossetto vinaccia con lucidalabbra glitter per rendere il sorriso luminoso; l’immagine che lo specchio mi rimanda  mi piace, insomma mi piaccio.

Profumo: spruzzatina di vaniglia che mi fa sentire a mio agio e via a portare i piccoli a scuola.

Operai sotto il portone: silenzio al mio passaggio…certe volte mi chiedo perchè gli uomini non sanno guardare senza farsene accorgere come noi, invadenti che sono!, e li sguardi li sentivo tutti, tra i calcinacci e i secchi pieni mattoni..ma io ero già pronta ad eventuali accenni a sorelle e madri al minimo parlare fuori posto. I complimenti a noi donne piacciono, ma mai volgari o banali: e cavoli studiate, uomini!!

Il sole c’è, l’aria è di una primavera invitante e capricciosa, che odora di mare, sabbia e niente pensieri e io mi sentivo bene con me stessa.

Lascio i bambini e già comincia a storcersi la giornata: lo sguardo delle mamme addosso. Si perchè sembra Peccato Mortale alzarsi la mattina sapendo che hai da fare la spesa, cucinare, stendere la lavatrice, mettere a posto casa dai segni di una invasione  di giochi,  giocattoli, figurine,brick vuoti di succhi di frutta, vestiti sparsi qua e là, resti di colazione, un paio di libri aperti in giro, brutte copie di compiti e fogli annessi, colori a spirito sparsi ( ovviamente senza tappo), sentire la mamma che si lamenta, il marito che ti chiama e si lamenta , far quadrare i conti che c’è la crisi  e dopo tutto questo, anzi prima di questo, essere allegri.

Mi hanno inchiodata con lo sguardo della serie” Ma guardala! Dove deve andare vestita così? Ma il marito lo sa-a?Che le sarà successo per essere così allegra…mah, sarà scema, di questi tempi poi,  ridere, mah! E poi guarda come si trucca di prima mattina,e che è una sfilata? Forse c’ha un altro e dato che il marito non c’è…” e cose simili. Eppure cavoli sono molto più giovani di me, sono all’inizio di sta vita infame e già si alzano spente, tristi…

Io non avevo altro in testa che aspettarmi una buona giornata, mi sono alzata allegra, mi sento una donna incasinata ma con ancora voglia di fare, e se mi brillano gli occhi , se non sono lacrime, in genere è entusiasmo per le cose della vita, quelle piccole: una bella giornata, un saluto di un amico, l’amicizia con persone come me , una poesia, due belle parole di un’amica, la sigaretta in silenzio sul balcone, la canzone preferita alla radio e quella scelta sull’mp3, lo scatto al semaforo quando con la mia Brava batto la Mercedes, un sugo nuovo venuto bene, una bella discussione politica con la mia amica di destra con annesso proselitismo, un buon libro, anche l’incazzatura per il telegiornale, per la verità, e poi un bel film la sera prima e poi la rete e i suoi misteri ma anche la sua mente che apre la mia,  e anche un bel sogno che mi accompagna…insomma cose così.

Ho scherzato con alcune di loro che conosco, ho certato di fare capire che la vita è belle nonostante non faccia niente per esserlo a volte,ma niente, niente…frase “Ehhh, che bella testa che hai! Beata te che la vedi leggera la giornata…bella capa fresca che hai!”

Oddio, mi chiedo , e se avessero ragione? E se io fossi quella superficiale e loro quelle filosofiche?E se fossi una mamma degenere perchè mi sento ancora una Donna? E se la mia è solo “sindrome da struzzo” e cioè non vedo le cose  brutte perchè infilo la testa nella sabbia della leggerezza?

E se invece di essere Rossini, dovessi vivere alla Verdi? E se invece di essere Epicuro dovessi seguire Sartre? E se invece  di ballare alla Isadora  Duncan dovessi ballare il minuetto?E se invece che cantare “O sole mio” dovessi cantare “L’ultima neve di primavera”?Oddio e se sono io che sbaglio?

E mi sono depressa, ho fumato riflessiva e depressa davanti al caffe dopo pranzo, e mi sono messa a pensare riflessiva e depressa a come mi sento dentro.

Sai che ti dico, mi piaccio così, alla faccia delle loro belle facce!!

E vabbè, forse non sembrerò una seria ( che poi invece sono una sorridente ma  serissima, puntigliosa, malinconica,  un pò intelligente ma spera di migliorare e anche incazzosa… ma in pochi lo sanno), ma cavoli, almeno sono IO!

E poi a 40anni ho ancora voglia di sognare, si emozionarmi e di sorridere, ma tanto sorridere…Il guaio delle nuove generazioni è che non hanno voglia di essere diversi dagli altri…

E Io ho ancora  voglia  di sfidare  i miei limiti e le cose del mondo  e  sono anche cose che io mi cerco, che non mi spaventano, e  sennò che palle!

Un appello che non ha colore

Leggo e faccio mio il pensiero che è scritto in questo post catena, perchè credo che sia disumano sia il viaggio ma ancor più disumano rimpatriare dei disperati, scordandoci che siamo noi stessi italiani un popolo di emigranti. E soprattutto credo che accogliere prima e mandare eventualmente poi sia più degno di una nazione, se si vuole chiamare tale.

RESTIAMO UMANI

A tutti i dirigenti della Sinistra Italiana

Un secondo barcone di sventurati è stato respinto e ricondotto in Libia. Quanti erano? Non è importante. 100,… 20… ,…1, non ha importanza. sono stati violati dei diritti e a violarli è stato il governo del nostro paese. Questi diritti violati costeranno a povera gente che sfuggiva a guerre massacri e fame in alcuni casi tortura e morte. Ho fatto una carellata veloce e più o meno tutti i dirigenti della sinistra , con toni più o meno diversi, hanno parlato, scritto, condannato.Non Basta!!! A fronte di questa infamia c’è un’esigenza precisa, ineludibile, che la sinistra dia una risposta unica e compatta antirazzista . Non possono esserci distinguo e non può essere una campagna elettorale che spegne il nostro sdegno.Chiedo che questo appello venga raccolto e si concretizzi nel giro di poco tempo nella risposta della Sinistra italiana contro al razzismo, contro l’intolleranza e per ristabilire i diritti di asilo e di accoglienza.

PS. Chi condivide questa richiesta copi e incolli sul proprio blog il post senza aggiungere o togliere nulla. E’ una richiesta minima ma di enorme significato. Facciamoci sentire tutti insieme in un’unica manifestazione o in cento città contemporaneamente.

La delusione della conclusione

Mi interrogavo, grazie alle cronache di questi giorni, sulle ragioni e del  come anche i sentimenti passino attraverso la ghigliottina della delusione e che muoiano dolorosamente, finiscano miserevolmente, e si concludano definitivamente.

Ai tempi della scuola, sono sincera, la prima volta che ho sentito parlare di delusione e ne ho compreso in significato è stato nella delusione di Giacomo Leopardi e Roma e di Ugo Foscolo e Napoleone….no, non , non voglio fare la secchiona , non lo sono mai stata, sono una che ama e ha sempre amato la poesia e mi è sempre piaciuta la letteratura ( del resto il mio interesse era merce preziosa di scambio a scuola per compiti di meccanica o di matematica o di aggiustaggio…).

Insomma per farla breve leggendo le loro parole mi immedesimai nella loro delusione e capii come a volte gli ideali possano frantumarsi davanti alle aspettative mancate, all’ipocrisia di certa demagogia che traveste i propri interessi in interessi di tutti, e poi mi scontrai con la illusione e la idealizzazione delle cose di fronte alla amara disillusione.

Ma nei sentimenti no…i sentimenti erano per me una specie di highlander dell’anima, indistruttibili mura quelle del nostro cuore davanti agli attacchi dell’odio, dell’ingiustizia, delle difficoltà della distanza, delle insidie delle tentazioni, degli agi,dei legami ufficiali, della convenienza e devo dire comprendevo il lato masochistico dell’amore che anche se maltrattato, infondo superava anche certe umiliazioni, perchè poi la compensazione stava nel fare pace e nel ritrovarsi in quelli occhi amati e innamorati.

Per non parlare che essendo diventata mamma non c’è amore più forte che io  abbia mai sentito e chi non lo sente peste lo colga!

E invece no, la storia non è così…

La delusione è un sentimento potentissimo, che distrugge anche il più grande degli amori, il più profondo degli affetti,la più solida delle unioni; la delusione non tanto delle aspettative ( chi ama non ha aspettative) ma del non vedere nell’altro sè stessi e il propio riglesso, il non ritrovarsi più in quelle parole che suonano sorde e inutili, l’aver sperato in una sincerità generosa e aver trovato invece una superficialità a buonafede.

Mi potrete contestare il lato egoistico ed egocentrico delle mie parole, dopotutto chi ama non deve aspettarsi niente nè l’amore è lo specchio di noi stessi e quindi è come se amassimo noi stessi se amiamo l’altro…non è quello che intendo.

Io amo perchè nel mio amore io mi ritrovo, cioè trovo il senso autentico di me, senza giudizi, metri di valutazione, cosa scontate ma è come ritrovare un linguaggio segreto perduto nella vita di tuti i giorni per ritrovarlo nel comunicare con chi amo e solo con lui…e se sento solo l’eco delle mie parole, allora non c’è più amore.

Veronica è una donna delusa, una donna che ha creduto che le cose si aggiustassero, che si potesse ritrovare qualcosa che si era perduto, ed è come tante donne deluse dal comportamento superficiale, sfrontato,di tanti uomini che pensano “tanto lei mi ama, lo sa, e mi capisce…”.

Adesso i maschietti mi diranno: “E le nostre delusioni? E i nostri sentimenti calpestati da investimenti sbagliati? Distratti da sguardi ammaliatori e seducenti e acchiappanti? E poi le vostre isterie, le pretese,la gelosia, la malafede le regole da seguire?”; beh, cari maschietti, abbassate la guardia e  tenete presente che la delusione non ha sesso, quindi il mio discorso è neutro, vale per uomini, donne, transegender, transessuali, bisessuali e gay  perchè i sentimenti delusi sono uguali per tutti.

Insomma, il vero contrario dell’amore non è l’odio ( è pur sempre un sentimento) l’indifferenza ( non è un sentimento) ma è la delusione, quella della conclusione.

Insomma invece che” felici e contenti” meglio dire “felici e contenti…momentaneamente”.

Attenzione però, la speranza rimane, finito un amore, non è detto che non si ami di nuovo, magari con più cautela, ma rimane il fatto che si presuppone che forse sarà lo stesso deludente e quindi si va più cauti.

In conclusione, spero comunque che la mia disquisizione sulla delusione non abbia deluso almeno le aspettative di chi mi legge, sennò la mia delusione nell’ avervi deluso potrebbe compromettere il vostro amore per me che sarei una delusione per me stessa e sarebbe la conclusione, per colpa di una mia delusione, dell’emozioni che condivido con voi…oddio mi sa che mi sono incasinata! eheheheheheh

Delusi?